Storia

L’educazione è frutto del rapporto tra le persone. La persona è il nucleo fondamentale dell’Oratorio; a formarlo sono innanzitutto le persone. Il primo oratorio di s. Giovani Bosco era essenzialmente questo: le persone, che si educavano a vicenda (perché anche gli educatori vengono educati da coloro che essi educano) e, al massimo, un cortile ove darsi appuntamento per imparare insieme a crescere e a guardare il futuro: il “cortile dei sogni”. In quanto è espressione di una comunità cristiana consapevole della sua vocazione missionaria, l’Oratorio riconosce la possibilità di una appartenenza diversificata: esso non ha preclusioni nei confronti di nessuno e non pone come condizione l’essere credenti o disponibili, comunque, ad una proposta di fede.

L’ Oratorio dedicato a San Filippo Neri nasce quando il parrocchiano Mirko Corsini dopo un’ esperienza di servizio dai Salesiani, decise di portare nella nostra comunità questa realtà dopo anni che i locali usati tuttora venivano chiamati “teatrino” ove anticamente potersi godere qualche buon film (la sala era anticamente adibita a cinema) e successivamente un posto dove i giovani potessero fermarsi a giocare dopo gli incontri del sabato pomeriggio e la S.Messa domenicale. Il vero Oratorio nasce quando si decide di aprire i locali tutti i giorni della settimana e di trasformarli in un luoghi sia di gioco che di formazione, attuando proposte quali la Lettura del Vangelo guidata dal cappellano e la S.Messa feriale del giovedì pomeriggio, il doposcuola e il gioco libero.

Dopo il grande servizio di d. Mirko, che dovette lasciare per dedicarsi alla sua “vocazione”, il tutto passò in mano, nell’anno successivo a qualche giovane volenteroso, dopodiché si rese disponibile un adulto che tuttora prosegue il suo grande ed impegnativo servizio, la sig.ra Alfea.

Nell’anno 2003, grazie al grande carisma del cappellano, don Marco Ceccarelli, inizia un lavoro di sensibilizzazione della comunità e di costituzione di oratorio nel verso senso salesiano approvato dal parroco e dal Consiglio Pastorale.

Breve storia di San Filippo Neri

Filippo Neri, detto l’apostolo di Roma, nasce a Firenze nel. 1515, andò a Roma a 19 anni, dopo aver rinunciato a una seducente prospettiva di ricchezza e vi rimase fino alla morte.

Laico fino a 36 anni, è partecipe e animatore di tutte le iniziative laicali di apostolato, mentre si guadagna la vita insegnando privatamente e insieme frequentando l’università per completare la sua formazione umanistica ed apostolica.

Amante della natura, d’una letizia sana e santa, che comunicava, quasi senza volerlo, a chiunque lo avvicinasse, nemico delle pose e delle ostentazioni, faceto e quasi burlone, arrivava dovunque si potesse fare del bene.

Amava i fanciulli, e li voleva buoni e allegri; li educava a vita cristiana gioiosamente trasfondendo in loro la sua grande devozione alla Madonna. Con i suoi, fondò per loro in Roma, la prima scuola organizzata e un collegio per i più capaci, ma poveri. Sapeva compatirli: «State fermi, se potete» e incoraggiarli, facendosi «coi fanciulli, fanciullo sapientemente».

Visitava e assisteva i malati negli Ospedali e fondò per primo un Convalescenziario.

Per i pellegrini «romei» formò un’apposita Confraternita e costruì una grande casa per loro, dedicata alla SS.ma Trinità. Ebbe pietà per i malati di mente, fino allora abbandonati per le vie, fondando l’Istituto di S. Maria della Pietà, primo del genere, divenuto poi il grande ospedale psichiatrico provinciale di Roma.

Vedeva con simpatia gli stranieri e si prodigava per far sorgere in Roma le loro comunità nazionali. Aiutava i Religiosi per i quali era un felice « pescatore » di vocazioni.

Sapeva distogliere la gioventù dalle carnevalate sfrenate, con geniali forme di sana ricreazione, come la famosa Visita alle Sette Chiese.

L’ardente desiderio di riconciliare anime a Cristo, lo rendeva instancabile nel trascorrere molte ore in confessionale e sempre pronto a facilitare quella confessione frequente che inculcava ai suoi figli spirituali come mezzo di perfezione.

Di tutti era amico, popolani e principi, laici e cardinali, buoni e cattivi, tutti riusciva a rendere migliori. I santi che vivevano a Roma in quel secolo, lo veneravano come padre, gli stessi Papi gli baciavano la mano e gli offrivano le più alte dignità, che egli, scherzosamente, ma risolutamente sempre rifiutava.

Per assicurare la durata dell’opera sua, fondò la Congregazione dell’Oratorio, tuttora operante in Italia e fuori: primo esempio di vita comune del clero secolare.

Mori serenamente, in atto dì implorare la benedizione di Dio sui discepoli e continuatori dell’opera sua, all’alba del 26 maggio 1595.

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